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Lo so, dispettose,
che siete di là,
nascoste al mio sguardo,
oltre la siepe
ad allietare il vicino.
Vi ho amato
annaffiato
potato,
vi ho carezzato,
con nomi soavi
chiamato.
Una scusa mi avete inventato:
la mancanza di sole
nel mio grande giardino.
“Troppe piante” – mi dite –
e ora
solo una parete
verde
mi offrite
e le spine.
Però, qualcosa ,
nolenti, ugualmente mi date;
una parte d’amore
che non sapete d’avere:
il profumo più lieto
e soave.
V.B.
2009-09-22
Opera n°158799 di Spazioautori