Vera Bianchini
Colloqui col marito

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Titolo Colloqui col marito
Autore Vera Bianchini
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 28/12/2009
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Colloqui col marito

 

“ Come mai  non hai  il coraggio di dire di no?”

“E’ perché avrei voglia di dire di sì”.

“Ci vuole la tua incoscienza. Conosci benissimo la nostra situazione”.

“Ma si potrebbe risolvere  chiamando un operatore della cooperativa che venga a sostituirci per una domenica. E’ un servizio che svolgono su richiesta”.

“E io dovrei spendere 300 euro per  una gara di ballo?”

“Come 300 euro?”

“Eh, sì! 17 euro all’ora per l’operatore, il viaggio in pullman, il pranzo, l’iscrizione…

“Dato che non andiamo in vacanza,  potremmo anche spendere per divertirci una volta”

“E poi, dico, ma che figura facciamo? Hai visto come siamo goffi?”

“Siamo bravissimi”

“ E tu non ti sei vista allo specchio quando balli?”

“Sono bellissima”.

“Ah si? Meno male! Guardati meglio!”

“Vedi, tu sei troppo negativo.E’ per questo che non ti si materializzano le viti! Tu sei un caso di manifestazione a rovescio”.

(Si capisce che sto leggendo Spangler eh?)

Quella gara ci farebbe bene, sarebbe un’occasione per interagire con la gente, perché è nelle relazioni umane che l’energia si rafforza e forse allora comparirebbero anche le tue viti”.

“Come?Scusa, spiega il fatto delle viti.”

“Tu, con la tua negatività non riesci ad essere un “attrattore”, le energie sono bloccate e le viti non arrivano, anzi, esse fuggono lontano da te, magari sono arrivate a Trapani. Trapani invece di Terni. Quando la gente vede la sigla TR, pensa a Trapani. Sicuramente il corriere è arrivato laggiù ed ora sta cercando disperatamente Castel Viscardo in provincia di Trapani, altrimenti non si spiega come mai da venerdì che è partito da Milano, non sia ancora arrivato e, anzi, si siano perse  completamente le sue tracce; la ditta non riesce più a contattarlo. E’ il tuo pensiero negativo che lo respinge. Comincia ad esercitarti per cambiare!”

Il silenzio cala per un po’ sul nostro colloquio. Io sono molto calma, ho parlato col sorriso sulle labbra, divertendomi anche.

 

Partecipare ad una gara di ballo. In fondo sono convinta che piacerebbe anche a lui, solo che non lo sa. Devo lasciargli il tempo di scoprirlo da solo. Sarebbe controproducente insistere. Ma io stupisco di me stessa, della mia serenità. Una volta avrei iniziato una guerra senza quartiere fin dal primo giorno pur di spuntarla. Invece adesso non muovo neanche un dito e lui si disorienta. Forse si trova spiazzato nel non trovare davanti a sé un esercito da sbaragliare. Lui, con tutte le sue armi affilate, i cannoni piazzati, vede solo una fanciullina sorridente. Non insisto, devo lasciargli il tempo di riaversi dalla sorpresa.

 

“ Queste cose non vanno più bene alla nostra età”

(Sta rimuginando sul tema, è buon segno.)

“Che, abbiamo già un piede nella fossa? ”

“I giovani fanno bella figura, non noi!”

“ Io mi sento bene come a quindici anni  e penso che, finché non ci siano impedimenti, ogni attività possa, ed anzi, debba essere svolta, compreso il ballo se piace.”

Mentre mi delizio dei colori della primavera, che in realtà sono sempre gli stessi, ma ogni anno hanno la capacità di sorprendermi come se fossero uno spettacolo nuovo in assoluto, osservo il profilo impassibile del marito silenzioso. Sta metabolizzando le mie risposte e il mio comportamento. Vedo sobbollire la massa magmatica della sua natura orsenga. Cambiamenti  in profondità, certo, perché in superficie tutto tace. E’ come il Vesuvio lui, non come la Solfatara.

 

Il marito tace.

 

Stiamo andando a riscuotere Raffaele dalla terapia, un piccolo viaggio di quaranta minuti tra andata e ritorno. Mi piace andare in macchina. Essa è la mia complice. Soli. Io e lui. Mentre a casa, con tante persone intorno, siamo sempre frastornati. Anche le più grosse litigate sono avvenute in macchina.

 

Ora sono io che riprendo il discorso.

“Sarebbe stato bello partecipare soltanto per puro divertimento,

per passare una domenica in allegria, insieme agli amici, indossare il vestito bello, agghindarsi, volteggiare, senza pensare alla gara.…”

 

“Chissà che figura di fronte agli altri”

“Ma che t’importa! Basta danzare, lasciarsi trasportare dalla musica, non pensare a nessuno”.

 

Il marito riflette.

 

Siamo a buon punto, penso, non ha replicato.

 

Abbiamo passato l’incrocio e ci avviciniamo sempre più  al nodo nevralgico del traffico del moderno centro abitato. Forse anche al nodo nevralgico del discorso. Ma è caduto il silenzio. Anche io non ho più argomenti. Pazienza, la gara di ballo fallisce qui. Niente giri di valzer, solo gorghi di traffico. Chiudo gli occhi e mi vedo volteggiare sulle automobili  alle note del bel Danubio blu. Ho un bellissimo vestito bianco, spumeggiante, e lui mi guida come non ha mai fatto.

-         Ma che fai, dormi?-

Apro gli occhi, l’incanto è finito. Non rispondo, non ho voglia di rispondere. Ma lui è diventato loquace.

-         Beh, nel valzer lento siamo abbastanza sicuri, vero?-

-        

-         è’ nel tango che mi sento ridicolo. L’apertura non riesco a farla come vorrei.

-        

-         e le scarpe? Non voglio comprare delle scarpe da ballo che poi non userò mai.

-        

-         ci farebbero gareggiare nella categoria “stampelle”

-        

-         non abbiamo la figura, siamo due goffi!

-         ….

-         sì, ho capito, tu dici che non ci deve importare niente

-        

-         che in fin dei conti ci sono tanti peggiori di noi

-        

-         anche Marcello e Ilaria, che sono giovani, sono più impacciati

-        

-         e nella polka li battiamo sulla resistenza

-        

-         loro si fermano dopo poche battute

-        

-         modestamente giocavo a calcio io

-         ….

-         allenamenti, ci vogliono gli allenamenti

-        

-         voi non avete mai fatto allenamenti

-        

-         ah, ah, ah, credete che si possa ballare con i muscoli anchilosati

-        

-         ve li faccio vedere io l’elasticità e lo scatto

-        

-         ve lo faccio vedere io…

 

 

Oggi, a distanza di due mesi, finalmente il falegname mi ha consegnato la piccola bacheca che gli avevo ordinato. Finora le tenevo attaccate al muro tutte insieme, giù in cucina, accanto alla padella di rame e ai peperoni secchi, le nostre cinque medaglie conquistate.

 

 

 

 

Opera n°159193 di Spazioautori


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