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ATTO SECONDO. SCENA OTTAVA.
(Giorgio Paoletti è solo nel suo appartamento. Passeggia mentre riflette, nel tardo pomeriggio. Inizia un monologo, rivolto al pubblico).
GIORGIO: E' strano. Ho la sensazione di essere arrivato ad un momento decisivo della mia esistenza. La gente non capisce perché da anni ho dovuto adottare uno stile di vita un po' ritirato, non sa quello che ho passato: qualcuno sa qualcosa, ma non gli interessa capirmi, ognuno tutela solo il suo immediato comodo. Io, sinceramente, non mi fido più degli altri e credo di avere molte ragioni. Sono nato con un carattere abbastanza tollerante e con una faccia da "buono e ingenuo". Quando ero più giovane, ho spesso aiutato gli altri, specialmente sotto forma di consigli e parole di conforto. Ho avuto una prima ragazza da adolescente, che mi ha tradito spesso e mi ha lasciato per un presuntuoso ricco, quando avevo ventidue anni. Aiutare il prossimo mi ha portato a vedermi arrivare addosso una quantità incredibile di vigliaccherie e di invidie, forse perché ero mentalmente abbastanza brillante e perché sono sempre stato considerato simpatico a prima vista dalle donne. C'è stato un periodo, anni fa, in cui le persone mi telefonavano anche la notte per essere consigliate, ho dovuto smettere per la disperazione, altrimenti non riuscivo più a vivere. Poi c'è stata quella volta in cui un tale mi mostrò un terreno, dicendo che era in vendita, e me lo vendette: sembrava tutto regolare dai documenti, ma mi scoprii in seguito proprietario di un altro terreno pietroso, di poco valore, che faticai a rivendere, perdendoci del denaro. Quel tale, dopo la mia denuncia, risultò irreperibile. Persi i risparmi che avevo messo insieme con i miei primi lavori, sempre a tempo determinato. La fama di persona troppo buona e la mia apparenza del genere mi ha portato a subire malvagità da molte persone presuntuose e vigliacche, sotto forma di inganni e di tentativi di approfittare delle mie situazioni di difficoltà: nessuno mi ha mai attaccato con esagerata arroganza, perché si sono sempre percepiti all'esterno il mio coraggio e la mia resistenza nervosa. Per colpa di persone del genere mi sono più volte trovato ad un passo dal vedere la mia vita rovinata, perciò ho cominciato a diffidare di quasi tutte le offerte e proposte che mi arrivano e di quasi tutte le persone, tranne quelle ben conosciute: ho dato a molti l'impressione di essere una persona mentalmente chiusa, che ha paura di tutto, mentre in realtà erano il mio istinto di conservazione e la mia esperienza di vita, uniti ad un po' di capacità di previsione, che mi facevano fiutare trappole ed egoismi altrui, quando si stavano per abbattere su di me; arrivano ancora con una frequenza tale che una persona più debole di nervi sarebbe già impazzita. Ho preso dopo tanti anni il diploma al Conservatorio, trovandomi poi a lavorare nei call center a contratti precari, per mancanza di occasioni nel mio indirizzo di vita originario. Poi mi sono scoperto un buon scrittore. Ho trovato solo una media casa editrice in crescita disponibile a pubblicarmi, cominciando a uscire con romanzi thriller: nel primo contratto avevo una percentuale bassa per me, stante la difficoltà generale nel paese di vendere i libri. Il secondo romanzo ha venduto un po' di più e l'editore vuole investire con maggiore pubblicità sulla mia serie. E' l'unica possibilità che ho trovato di valorizzare le mie attitudini; arrotondo con qualche compenso del mio stesso editore per letture di testi di altri autori che gli faccio, ma sono costretto a lavorare la mattina, sempre nello stesso call center, dove il principale ha stima di me e non si fa influenzare da altro che il rendimento: quando ho provato a fare il pomeriggio in altri call center, mi sono trovato a ricevere da colleghi ossessive avances di genere omosessuale che a me fanno schifo. Uno di loro è arrivato ad uno stalking duraturo (e un altro, fuori dal mondo del lavoro, anche a danneggiamenti e minacce), solo pochi con quelle caratteristiche hanno ostacolato i molestatori, però ci sono stati. Capisco che abbiano anche i loro problemi, ma esistono pure i miei diritti e la mia natura di eterosessuale. Avevo provato a trovare altri generi di lavoro, una volta mi avevano anche assunto, ma il datore di lavoro risolse il mio contratto quando si accorse che piacevo alla sua fidanzata. Poi conobbi Claudia, e tutto sembrò migliorare di colpo. Me ne stavo innamorando. In quel periodo, tornò ad abitare in città la mia amica d'infanzia Ilaria, che mi contattò grazie al fatto che aveva saputo del mio primo libro. L'orribile disgrazia che costò la vita a Claudia mi fece passare dieci mesi di grande tristezza, dove un buon lavoro che mi stava trovando Ilaria sfumò, dandomi un'ennesima speranza infranta: lei stessa mi disse che il datore di lavoro aveva cambiato idea su di me, inspiegabilmente. Dieci mesi dopo la morte di Claudia, provai ad avvicinare due o tre volte qualche ragazza, ma stranamente, dopo iniziali momenti in cui sembravano incoraggiarmi, appena sentivano il mio nome si ritiravano inorridite, non ho mai capito perché. A quel punto ho maturato l'idea di sfondare come scrittore, impiegandoci molte delle mie energie, sia per risolvere almeno il problema di sistemarmi definitivamente sul piano economico, sia per allontanare da me la tristezza e le problematiche che mi danno continuamente gli altri quando ci vengo a contatto, sperando nel fatto che divenire famoso mi metta in una posizione differente, una situazione di forza che mi renda più facile trattare con tutti. E naturalmente cercando nel frattempo di non farmi portare via il mio tempo così prezioso e le mie energie nervose dalle pretese, per lo più assurde, che mi vengono dall'esterno. Non sono un cavernicolo, come dice Ilaria, ho solo fatto un progetto di vita per un periodo, che tenga conto della realtà e dei miei problemi: ora ho trent'anni, fra un po' di tempo, poco tempo ormai, tirerò le somme. Ehi, hanno suonato alla porta.
(Giorgio esce di scena da destra e rientra in compagnia di Aldo Costa, il portiere del palazzo. Si fermano a parlare in piedi sulla destra del palcoscenico).
ALDO: Signor Paoletti, le devo delle scuse. Aveva ragione lei. Sono venuto a portarle una notizia incredibile. La polizia, dopo la denuncia che lei ha fatto ieri, ha arrestato il suo vicino di appartamento, Alessandro Grossi, con l'accusa di minacce e di violazioni di domicilio ripetute. Sembra che, durante le loro indagini, abbiano trovato una testimone, un'inquilina del palazzo qua di fronte, che soffre d'insonnia e che ha visto dalla sua finestra, la notte della seconda intrusione da lei, il signor Grossi uscire sul suo terrazzo alle quattro: è stato visto mettersi passamontagna e guanti, dopo aver guardato in strada e nei dintorni se c'era qualcuno, scavalcare il muro che lo divideva dal suo terrazzo ed entrarle nell'appartamento, attraverso la porta a vetri. Poco dopo la testimone lo ha visto uscire, ritornare per la stessa via in casa sua e togliersi il passamontagna.
GIORGIO (completamente sorpreso): E' incredibile. Ma che cosa aveva contro di me il signor Grossi? E che cosa ha detto ai poliziotti?
ALDO: Ha confessato di essere entrato nel suo appartamento, ma solo la prima e la seconda volta, sempre dal terrazzo. Ha detto che l'ultima volta non è stato lui e che non ha mai toccato il busto di Nefertiti. Il gufo invece, la seconda volta, lo aveva portato lui. La polizia mi ha raccontato che Alessandro Grossi ha una psicologia molto strana, complessa. Sembra che, dagli interrogatori, sia venuta fuori una paura che avrebbe degli altri, che lo porta a voler acquisire una posizione di potere e di prestigio, nel timore enorme di essere criticato e disprezzato. Si è sottoposto a grandi rinunce per poter fare carriera nella sua azienda, spesso ha trascorso serate intere a studiare le caratteristiche del mercato dei macchinari in cui opera, non ha avuto quasi per niente una vita sociale. Poi, tre anni fa, aveva conosciuto la sua amica, Claudia, che gli aveva tributato un po' di stima. Per lui era stata una cosa incredibile e, dopo aver saputo della morte di lei, gli è sembrato che le sue speranze in campo amoroso fossero finite: in realtà, aveva dei disturbi mentali, delle debolezze, ma per non ammetterle con se stesso incolpava lei, signor Paoletti, di avergli portato via l'unica speranza amorosa che si era creato, di aver rapito l'attenzione di Claudia e di averla poi indotta a suicidarsi, per averle spezzato il cuore.
GIORGIO: Ma come? Se gli avevo spiegato che con Claudia c'era stato solo un banale bisticcio, subito ricomposto!
ALDO: Lo ha detto anche lui. Ma lo psicologo della polizia, che ci ha parlato, ha spiegato che preferiva pensare che lei mentisse, signor Paoletti, piuttosto che ammettere di sentirsi inferiore agli altri per un'innata vigliaccheria e cercare, nella carriera in azienda, un modo per provare un equilibrio dentro di sé. La paura dei pettegolezzi in azienda e di perdere la posizione di favore, però, gli impediva di cercare altri amori. Voleva farla pagare a lei per la sua infelicità, minacciarla per farla vivere nel terrore o indurla ad andarsene da questa città. Si era trasferito in questo palazzo per attaccare lei, prima abitava in una bella villetta, che aveva venduto.
GIORGIO (stupito): E' incredibile, ora ho collezionato anche questa bella esperienza, nella mia vita.
ALDO: La polizia ritiene che Alessandro Grossi abbia commesso anche la terza violazione, magari facendo di nascosto un calco nella sua serratura per avere la chiave, e che abbia negato quest'ultima responsabilità per avere uno sconto di pena. Ma la perquisizione del suo appartamento, avvenuta stamattina, non ha fatto rinvenire nessun duplicato in possesso del Grossi.
GIORGIO: Io sono senza parole. E' tutto assurdo.
ALDO: Cerchi di non pensarci più, signor Paoletti. Senta, se mi dà un consiglio su come trattare mia moglie, dal momento che ho appena fatto un grosso litigio con lei, le prometto che cercherò di convincerla a non chiedere più la sua cacciata dal condominio.
GIORGIO (facendo un grosso respiro per recuperare la pazienza): Immagino che il litigio sia nato dalle lamentele della signora Giovanna sul suo stile di vita; ascolti bene, la mia ricetta è: non sia troppo egoista con lei, stia un po' di più a casa in sua compagnia la sera, qualche volta la porti fuori, e faccia contento anche me, non chiedendomi più di venire a vedere le partite al bar con lei e a giocare a carte, con i soldi o senza. Sono sicuro che quello che le ho detto le sarà utile.
ALDO: Be', lo terrò presente. Arrivederci, signor Paoletti.
GIORGIO: Buona fortuna, signor Costa. (Il portiere esce di scena. Giorgio va a sedersi al tavolo e si porta le mani al viso. Un minuto dopo si gira verso la porta). E adesso chi ha suonato? (Si alza e va ad aprire, uscendo a destra. Rientra in scena insieme alla signora Giovanna, la moglie del portiere).
GIOVANNA (insolitamente gentile): Signor Paoletti, non la voglio disturbare, sono venuta solo a dirle grazie.
GIORGIO: Non si vuole sedere?
GIOVANNA: No, no, vado via subito. Le volevo solo dire qualcosa. Innanzi tutto, ho saputo dell'arresto del signor Grossi per le intrusioni che ha fatto nel suo appartamento, mi dispiace di aver sospettato di suo cugino. Ho saputo anche che lei non aveva realmente litigato con Claudia, era stato solo un banale bisticcio.
GIORGIO: Certo, le avevo telefonato la mattina seguente alla nostra discussione, ricomponendo la cosa, ma era già serena quando mi rispose al telefono. Le promisi una copia del mio libro firmata in regalo e lei l'accettò con gioia. Quella mattina dovevo andare fuori città dall'editore, a Claudia la copia fu portata dalla mia amica Ilaria, che mi ha fatto sapere di averla trovata contenta. Poi, poco dopo, purtroppo, successe quel fatale incidente. Claudia non si sarebbe mai suicidata, aveva tanti progetti in mente per la sua vita.
GIOVANNA (sorridendo): Sa, ho migliorato i rapporti con mio marito, grazie ai consigli che lei gli ha dato: abbiamo trovato un accordo per vivere meglio. Aldo ha promesso che passerà più tempo con me, anche perché la delusione per il fatto che la sua squadra ha perso il campionato di calcio e la polizia nel palazzo lo hanno reso bisognoso di un supporto emotivo.
GIORGIO: Sono contento per lei. Ora batta il ferro finché è caldo: cerchi di trovare coppie di amici comuni che diano a suo marito un motivo in più per stare con lei, facendovi delle visite.
GIOVANNA: La ringrazio, signor Paoletti. Ora devo andare. Per me può restare nel palazzo quanto vuole, ma prenda precauzioni accurate per il suo problema fisico. (Giovanna esce di scena, senza dare il tempo a Giorgio di chiederle spiegazioni).
GIORGIO (di nuovo inquieto e sbalordito, parlando a se stesso): Ma che diavolo voleva dire? Di quale problema fisico parlava? Io non ho problemi fisici, il fisico per fortuna è l'unica cosa che mi ha sempre assistito. Le chiederò spiegazioni alla prima occasione, intanto voglio riflettere su tutto ciò che ho saputo oggi. (Il sipario si chiude).
- Continua nel prossimo inserimento.
Opera n°160721 di Spazioautori