LA DONNA DEl GRANO
Prima viene lui
a farmi corpo
e mi copre,
...mi bagna,
giocando
a che lo trovo.
Rido al suo verde robusto
che carezza,
che graffia
e nella sua onda
do bracciate.
Poi arriva l'oro,
la sua stagione
di carne seminata,
avanzo cieca
nel suo splendore,
gridando
ai suoi fianchi indulgenti,
al suo essermi pane indio,
che mi scende,
che mi risale
finchè nell'estremo suo
impallidisco,
metà fredda,
metà ardente,
spigatura dell'aria
che mi chiama
al boccone
d'uccelli che passano.
Un tempo assopito
si riempie d'agavi
e la lingua del grano
mi trema i polsi.
Prima viene lui
a farmi corpo
e mi copre,
...mi bagna,
giocando
a che lo trovo.
Rido al suo verde robusto
che carezza,
che graffia
e nella sua onda
do bracciate.
Poi arriva l'oro,
la sua stagione
di carne seminata,
avanzo cieca
nel suo splendore,
gridando
ai suoi fianchi indulgenti,
al suo essermi pane indio,
che mi scende,
che mi risale
finchè nell'estremo suo
impallidisco,
metà fredda,
metà ardente,
spigatura dell'aria
che mi chiama
al boccone
d'uccelli che passano.
Un tempo assopito
si riempie d'agavi
e la lingua del grano
mi trema i polsi.

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